San Michele Arcangelo - Confraternita del Carmine

Confraternita del Carmine - Ostuni
Vai ai contenuti
- SAN MICHELE ARCANGELO -
Entrando in chiesa e procedendo da destra si incontra la cappella di San Michele. E’ un’opera molto semplice, in pietra scolpita, di una sobria bicromia (alto cm.148 per cm.180 di larghezza e cm.56 di profondità). Riporta la seguente iscrizione:
OPE R(EVERENDI) A(C) M(AGISTRI) D(OCTORIS JURISUTRIUSQUE) P(ATRIS) P(RIORI) / LAU(RENTI)J PR(O)TO(N)TINO / TA(M)QUAM PHOENIX / SURREXI 1775
Al di sopra dell’altare vi è la tela centinata, posta in un’ancona di stucco bianco modanato (cm.160 per cm.100). L’altezza della cimasa è, quindi, di m.4 circa con, al di sopra dell’ancona, all’interno della lunetta, un piccolo dipinto centinato (cm.70 per cm.50) raffigurante una vivida Sant’Orsola.
Il dipinto che dota quest’altare, primo di un’intera serie creata dal medesimo artista per la chiesa, ci mostra uno statuario San Michele, che calpesta un adiposo demonio. Sul cartiglio retto da quest’ultimo leggiamo Michelaem vides postea tutum eris. L’autore è Pasquale Reni, che nel 1775 dota l’intera serie di altari della rinnovata chiesa. Al di sopra dell’ancona il sorprendente quadro di Sant’Orsola, riconsegnato ai confratelli e alle consorelle del Carmine dall’abilità e dalla perizia tecnica dell’artista Bruno Varini, che lo ha riportato a nuova vita attraverso una accurata pulizia. Nessuno aveva mai rilevato questa rara iconografia perché la patina del tempo aveva oscurato i principali attributi di questa santa: la freccia, la corona e il gonfalone che rappresenta la vittoria sulla morte. E la storia del dipinto di Sant’Orsola conservato nella chiesa del Carmine parte proprio dalla considerazione del forte legame tra la devozione alla santa martire e l’esperienza confraternale.

 di ANTONIO TODISCO  -  PAOLA LISIMBERTI
Codice Univoco: M5UXCR1
Torna ai contenuti